lunedì 15 settembre 2008

UNA VOLTA CHE REPUBBLICA NE FA UNA GIUSTA...IO LA PUBBLICO



Vietato chiamarla materna ("... non è un sostituto della madre"), proibito definirla asilo ("non è un parcheggio..."), corretto invece chiamarla scuola dell'infanzia, è destinata ai più piccoli, dai tre ai sei anni, e in questi giorni molti bambini ne faranno parte per la prima volta, lasceranno la mano dei genitori per varcare spaventati o curiosi il portone, segnando un inizio, passando un confine.
Per circa seicentomila bambini sarà il primo giorno, ma il primo davvero.
Un rito sempre uguale, una sfida che si ripete, ma dimenticate qualsiasi gesto distratto e sbrigativo, abbandonate il ricordo dell'affollamento caotico di quando i bimbi erano tanti, dei pianti disperati di quando le mamme erano sempre a casa con loro.

Perché l'ingresso a scuola non è un più salto nel vuoto, ma l'ultima frontiera di raffinate strategie pedagogiche: ecco le riunioni con le famiglie iniziate già a maggio, gli incontri personalizzati, le accoglienze con palloncini colorati, gli applausi come ad una recita quando si entra. Ecco le classi trasformate in castelli e gli insegnanti che si fingono gnomi.

Mille attenzioni perché i bambini sono sempre più rari e le famiglie spesso sole. "Oggi non si entra più in classe e basta, c'è una strategia dell'accoglienza", spiega Simonetta Salacone, dirigente scolastico. "Noi cominciamo a fare gli incontri con i genitori già l'anno precedente, i bambini poi iniziano scaglionati, a piccoli gruppi, per due settimane avranno un orario ridotto". Strategie, attenzioni per figli iperprotetti e genitori sempre più ansiosi. "Le giovani coppie sono molto più disorientate non sono assistite come un tempo dal clan familiare, prima c'era una competenza che veniva trasmessa in modo naturale. I giovani genitori hanno una grande ansia di capire, magari oggi possono essere coltissimi ma poco attrezzati emotivamente, dobbiamo fare a volte un sostegno alla genitorialità".

"Tutte le fasi di passaggio rappresentano un distacco, i cambiamenti evocano la separazione e quasi nessuno è completamente equipaggiato", aggiunge Daniela Bruno, psicologa che lavora in una scuola dell'infanzia a stretto contatto con le famiglie. "I genitori sono sempre più impreparati, non hanno idea di come si faccia, mancano i modelli e danno ai figli un'attrezzatura esterna di giocattoli, di oggetti ma non interna. Le mamme hanno paura, una paura ragionevole, è importante però non trasmettere a bambini quest'ansia e questa diffidenza perché tutto parte dal messaggio che danno i genitori".

E i bambini? "I bambini di 3 anni sono individualisti e anarchici, spesso figli unici, sono bambini molto curiosi e meno spaventati di un tempo dal trauma del distacco", dice Simonetta Salacone. "Parlano, parlano, sanno un sacco di cose, sono più preparati, hanno molti stimoli e sono anche troppo precoci, hanno però un'abilità motoria ridotta, l'esperienza in un ambiente aperto non ce l'hanno. Ma le nostre maestre sono brave e magicamente in un mese trasformano questo gruppo di anarchici in una classe".

Genitori impegnati, bambini iper-accessoriati, maestre dottissime ma nella scuola che cambia rimane intatta l'emozione del primo giorno.

"È un'avventura che se parte bene darà al bambino una marcia in più anche negli anni che seguiranno", dice Maurizia Butturini, insegnante e tra i responsabili della rivista "Scuola dell'infanzia", edita da Giunti: analisi, percorsi, consigli per una scuola non obbligatoria ma frequentata dal 95 per cento dei bambini. "I piccoli non sono il problema perché loro sono curiosi e pronti a mettersi in gioco se le madri hanno fiducia. Per questo gran parte del nostro compito è rassicurare i genitori, magari presi da sensi di colpa quando c'è il tempo prolungato".

"Noi diciamo che entrano insieme il bambino e l'adulto", spiega Paola Cagliari, responsabile della scuola per l'infanzia di Reggio Emilia, un'esperienza diventata modello internazionale. "I più tesi, i più emozionati sono gli adulti che devono accettare che i loro figli seguano regole a volte diverse da quelle di casa. Ma sono lontani i tempi di quando i bambini si mandavano "purtroppo" all'asilo, oggi anche i più piccoli hanno diritto ad una scuola che non sostituisca la relazione con la madre ma sia pensata solo per loro".
(Marina Cavallieri)

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