lunedì 6 febbraio 2012

Come nascono i bambini?

Tra i miei bambini meravigliosi, ce ne sono due che mia nonna avrebbe definito Strappabaci.
Lei, straniera, si chiama Giada.
Lui, italiano, si chiama Dennis.
Arrivo a mensa.
" maestra, maestra lo sai??? Sia la mia mamma che quella di Dennis sono incinte!!"
" ma davvero? Che bello! Ma si sono messe d'accordo? - chiedo, ridendo"
" no- risponde giada tutta seria - non credo. Perché la mia mamma è stata male tanto tempo e poi, alla fine, aveva un bambino nella pancia".
Replica Dennis: " invece la mia mamma diverso. Lei, il bambino, l'ha fatto con papà".

martedì 17 gennaio 2012

bambini terra terra

Riunione di un foltissimo gruppo di genitori dei futuri iscritti alla prima.
40 mamme.
1 papà.

I genitori si dividono a metà, tra quelli che vorrebbero il tempo pieno ( che non otterranno, causa tagli Gelmini) e quelli che vogliono 27 ore (cioè 5 mattine e due pomeriggi).

Una mamma difende la sua scelta per le 27 ore più o meno cosi:
"Io non voglio che mio figlio stia a scuola tutti i pomeriggi per fare cose, come avete detto voi, extracurricolari. Io voglio che torni a casa e studi da solo. Perchè è questo che poi gli servirà, alle medie: saper studiare tutte le materie da solo, e essere preparato alle interrogazioni del giorno dopo. Non gli serve stare a scuola, a disegnare o a fare teatro. Voglio che impari il metodo per arrivare alle medie preparato".

Io sono lì e mi immagino questo bambino di cinque anni e mezzo.
Che, tra l'altro, è presemte nella stanza, mentre sua mamma dice che non vuole vederlo perdere tempo a disegnare, perchè poi arriveranno le medie, e lui non sarà preparato ad affrontarle.
Mi immagino che idea avrà, questo bambino, del disegno, del teatro, del gioco e di tutte quelle cose che sua mamma dichiara essere inutili, davanti ad una platea di 40 mamme e 1 papà.
Ma soprattutto penso a questo paese.
In cui le mamme vogliono che i bambini i passino 5 anni a prepararsi per come sarà, quando saranno adoelscenti
E che gli adolescenti passino 3 anni a preparasi a quando saranno giovani
E che i giovani passino 5 anni a prepararsi a quando saranno adulti.
E quando poi diventano adulti?
Saranno finalmente arrivati?
Oppure dovranno passare tutta la vita a prepararsi alla vecchiaia?
E quando saranno vecchi? Non vorremo mica arrivare alla morte senza esserci abbondantemente preparati?

(Che, tra l'altro, lo dimostrano i fatti, non è neanche così.
Questi bambini, super preparati ad affrontare il Mondo del Lavoro - con la maiuscola - arrivano a 19 anni incapaci di affrontare la vita.)

Che tristezza, questo bambino, e tutti gli altri come lui.
Impegnati ad immaginare un futuro spaventoso, fatto di interrogazioni e di agonismo, già a 6 anni.
Senza un disegno, se non come premio per aver imparato tutta la tabellina del due, nella solitudine della loro casa.
Chissà quale mondo ha in testa, quel bambino di cinque anni e mezzo.
E chissà quale mondo si costruirà intorno, una volta raggiunta l'età adulta.

Poveri bambini, condannati ad uno sviluppo orizzontale, così terra terra, invece che ad uno verticale, con i piedi appoggiati saldamente al terreno e la testa fra le nuvole.

mercoledì 5 ottobre 2011

Questo blog è un blog di divulgazione pedagogica e di piccoli aneddoti educativi.
Il blog dell'associazione Prospettiva Ranocchio si trova qui: associazioneprospettivaranocchio
Buona visita!

mercoledì 23 febbraio 2011

la rivolta del piccolo F.

Succede che, a volte, anche l'educazione democratica vada rinegoziata.
E così, dopo 5 mesi di posti a tavola liberi abbiamo ceduto. Basta pane per terra, bambini in piedi, urla, scherzi, lacrime e pianti: abbiamo assegnato noi educatrici i posti fissi a tavola.

Abbiamo disegnato lo schemino, abbiamo assegnato i posti e poi abbiamo convocato una riunione con i nostri bambini.

Noi educatrici abbiamo quindi affermato che, dopo mesi di prove, non accetavamo più la bolgia dei posti liberi e che, quindi, avremmo proposto dei posti, che sarebbero stati obbligatori per un mese.
Scaduto il mese avremmo accettato le loro proposte alternative e, se accettabili, le avremmo messe in pratica.

26 bambini hanno mugugnato, protestato blandamente, accettato supinamente i nuovi posti obbligatori.
Ma il bambino F.
6 anni e mezzo.
Due denti e tre quarti.
Si è alzato in piedi.
Ha alzato il dito indice.
E ha urlato "Nooo. Non dobbiamo accettarlo! Dobbiamo rifiutare questi posti obbligatori!".
E poi si è guardato intorno.
Gli altri 26 bambini non hanno detto niente. Hanno guardato noi con l'aria di chi si aspetta il plotone d'esecuzione. E poi hanno guardato F.
Che si è risieduto e ci ha guardato in silenzio.
E noi, a quel punto, abbiamo confermato che, purtroppo, i posti, per un mese, ormai erano quelli che avevamo deciso noi adulti.

Ma detto fra noi.
Se gli altri 26 bambini avessero supportato la rivolta di F. io, pedagogicamente, mi sarei arresa.
Ma F. da solo, no.
Pedagogicamente, una rivolta solitaria è una rivolta fallita.

Ma detto fra noi.
Sono i bambini come F. che regalano la speranza per il futuro.

martedì 25 gennaio 2011

un nanetto meraviglioso



"Eravamo a Barcellona, con la guerra civile che imperversava, nel 1936. Per gli italiani non era facile, sospettati automaticamente di essere spie fasciste.
Una mattina si ferma, davanti al nostro portone, un furgoncino dei repubblicani antifascisti. Dal furgoncino scendono in quattro e si avvicinano alla porta. Noi eravamo molto spaventati, ma come erano arrivati, i repubblicani se ne andarono senza neanche bussare.
Allora uscimmo, e sul muro di fianco alla porta trovammo questa scritta, in rosso: "Non toccate questa casa, appartiene a Maria Montessori, amica dei bambini".


(Raccontata dal figlio di Maria Montessori, Mario)

sabato 25 settembre 2010

giovedì 26 agosto 2010

il marcio e la muffa educativa



Fine agosto. Piovono progetti, proposte e riunioni budget.
Con l'equipe decidiamo di lavorare due giorni su una proposta per la scuola dell'infanzia, fatta di laboratori artistici liberamente ispirati a Hundertwasser, attenti alla declinazione per le diverse età. Costruiamo una progettazione per i tre anni, una per i quattro, una per i cinque. Materiali di pregio. Formazione per gli insegnanti.
Poi facciamo i conti
Per ogni incontro di due ore, il costo a bambino - per gruppi tra i 10 e i 15 bambini - sarebbe di 6 euro.
Per gruppi da 25 bambini, 4 euro e 50.

Chiamiamo due insegnanti amiche e chiediamo di valutare la cifra.
6 euro? - ci dicono - impossibile!
Come collegio docenti abbiamo deciso di non chiedere mai più di 5 euro alle famiglie, ci dicono. Generalmente, qualsiasi sia la proposta, ci teniamo su una richiesta di 3 euro.
Forse, ma proprio forse, potrebbe passare la vostra proposta per i gruppi da 25. Magari, unendo le classi, potremmo portare il gruppo a 30 e la cifra diventa credibile.

Io, in questi momenti, vorrei fare un altro lavoro, o cambiare paese, o fare la rivoluzione. E poi scrivo un post.

E nel post mi dico.
Innanzitutto, ovviamente, che la scuola pubblica dovrebbe garantire la possiblità, ai bambini, di accedere a delle proposte esterne alla scuola a costo zero. Dovrebbe finanziare - lo stato, dovrebbe - progetti di qualità da portare nelle scuole.
E questo non succede.
Succede parzialmente, molto parzialmente, e comunque la qualità è l'ultimo dei criteri di approvvazione.

In secondo luogo mi dico.
Sia che i soldi vengano dall'alto o che vengano dal basso.
E' davvero accettabile che l'unico modo per contenere i costi sia di alzare il numero di bambini a 20, 30, 35 a laboratorio, mantenendo invariato il numero di adulti e professionisti che lavorerebbero con loro?
Stiamo parlando di bambini di età prescolare.
E' davvero accettabile - io dovrei accettare la proposta pur di fare il mio laboratorio? - che la mia equipe, composta da due persone, possa trovarsi a lavorare con 30 bambini di 3 anni contemporaneamente?
Io dovrei accettarlo? E soprattutto, le maestre dovrebbero davvero propormelo?

Perchè poi qui si esce dal didattico e si entra nel sociale.
Io mi dico.
Tu, maestra, puoi davvero trovare giusto, corretto e altruista nei confronti della famiglia, il fatto di propormi di lavorare con un rapporto 1:15 con bambini di tre anni, per chiedere 1,5€ in meno alla famiglia?
Cosa c'è di sociale, in questo? Di educativo? Di lungimirante?
Perchè può essere accettabile che tu faccia fare una cosa brutta e malriuscita a 30 bambini, pur di tenere i costi ridotti, e ridotti di 1,50€?

Ci sono famiglie povere.
Ci sono famiglie poverissime.
Per queste famiglie è un problema pagare 6€ per un laboratorio all'interno di un servizio già garantito.
Io, come persona, ma anche a nome della mia associazione, sono pronta a concedere tutte le gratuità necessarie a far si che questi bambini abbiano diritto all'acceso al laboratorio.
A fronte di un reale disagio - per cui non richiedo alcuna certificazione, che in Italia non vale nulla, ma basandomi sul giudizio delle maestre e sulla richiesta delle famiglie - io e la mia associazione accettiamo per scelta di andare in passivo della cifra necessaria.
E' una scelta politica.

Ma le altre famiglie.
Anche nei quartieri meno agiati.
Le altre famiglie, 6€ al giorno li spedono, eccome se li spendono, facendo scelte diverse.
Decidono di spenderli per il cibo di marca, per il gratta e vinci, per la ricarica del telefono, per le scarpe con la firma, per un vestito inutile, per un dvd, per un gioco della playstation, per le figurine.
Dico sei euro. Ma ovviamente è molto di più.
Allora, mi dico, è questo il compito della scuola?
E' questo il compito delle maestre?
Accettare che il genitore scelga di non spendere 6 euro per un laboratorio formativo per poter comprare le scarpe firmate?
E' questa la democrazia, ai tempi del consumismo?
Tu fai delle cazzate ma io non posso dirtelo perchè tu hai il diritto di farle?
Qual'è il senso della scuola, a questo punto?
Confermare il messaggio secondo il quale l'importante è spendere meno, indipendentemente dalla qualità, per non dover rinunciare a niente?
Una logica da bancarelle cinesi?

Io, ci sono volte, queste volte, che sono disgustata.
Perchè mi tocca decidere se rifiutare di portare una bella cosa ma male, ai bambini. O accettare di portare una bella cosa ma male, ai bambini.

Tra il marcioeducativo e la muffaeducativa, quello che mi rimane, è la possibilità di scrivere un post.
E non è una bella sensazione.