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mercoledì 13 gennaio 2010

RIMA DELLA FELPA (BRUNO TOGNOLINI)

Scusate se non scrivo mai.
Vorrei, dovrei, ma non riesco.
Però ho appena trovato una filastrocca bellissima di Bruno Tognolini e ve la regalo.
Così, per farmi scusare.
Mettiti la felpa, vento della sera
Mettiti la felpa, magico orso bianco
Copriti la testa, mitica pantera
Lupo della steppa non sudare che sei stanco
Saltano i delfini, strisciano i serpenti
Corrono i topini irraggiungibili e contenti
Vola l'uccellino, scavano le talpe
Sudano un casino ma non mettono le felpe
Io son solo umano
Ho gambe da nano
Io non posso correre come quel vento nudo
Perché se corro sudo P
erché se corro cado
Perché se corro chissà dove vado
Sono un bambino umano
Ma non è mia la colpa P
erché mi devo mettere la felpa?

mercoledì 8 ottobre 2008

GIOCHIAMO CHE ERO...


Giochiamo che ero il Ministro della Pubblica Istruzione?
Se io ero il Ministro della Pubblica Istruzione di un paese normale insediato oggi, iniziavo con un'innovazione semplice.

Inizio con un'innovazione piccola, perchè anche per gioco le innovazioni grandi si fanno piano piano, parlandone, discutendo con chi sicuramente ne sa più di noi, facendosi delle domande, ascoltando gli altri.
Ma le cose piccole, quelle si, si possono anche provare a fare da soli.
Così, nel mio gioco, inizio a fare una cosa piccina piccina: introduco a scuola le ore di Scrittura creativa.
Due ore la settimana, dalla prima media alla quinta superiore, ovunque, dal liceo al chimico industriale.
Lo ammetto, non ho inventato niente: in USA esiste, ad esempio. E non solo lì, credo.
Io, questa cosa delle ore di scrittura creativa l'ho scoperta in un libro bellissimo che si chiama Ehi prof.
L'autore è quel Frank Mc Court che è diventato famoso in tutto il mondo con Le ceneri di Angela, che poi ha scritto anche Che paese, l'America! e tutti dicono che è un genio, mica solo io.
Questo signore Frank Mc Court mica è nato scrittore.
E' nato irlandese, innanzitutto.
Poi è emigrato, è arrivato in America, quasi è morto, per fortuna non è morto, ha iniziato a studiare tardissimo e poi, solo dopo millemila lavori è diventato professore.
Professore di scrittura creativa.
E su questa cosa ha scritto il libro Ehi prof.
Prima di essere un insegnante di scrittura creativa, Frank Mc Court è un grande narratore.

Allora io, che oggi sono Ministro della Pubblica Istruzione del mio paese normale inventato, istituisco le ore di scrittura creativa.
E apro il concorso, per diventare professore.

Al concorso non voglio lauree o diplomi abilitanti.
Al concorso voglio che si presenti chiunque, dai 18 anni in su.
I candidati si troveranno davanti una commissione giudicante, la cui età media sarà 16 anni.
Ogni candidato racconterà alla commissione la trama del suo libro preferito.
Potrà citarne dei pezzi, fare le voci, mimare i protagonisti, o semplicemente raccontare.

Io oggi proclamo che il mio Ministero assumerà chiunque farà alzare la commissione dalla sedia con la voglia di leggere il libro che ha raccontato.
Perchè chi sa leggere, ma soprattutto chi sa trasmettere la voglia di leggere, sa anche scrivere.

Faccio una scommessa: scommetto che funzionerà.
Che saranno contenti gli studenti, di questa innovazione. Ma anche gli altri professori, i presidi e anche i genitori.
Sarà una rivoluzione come un pranzo di gala.

Scommetto che i miei assunti saranno giovani, vecchi, solitari, sociali, pelati, rasta, maschi, femmine, topi da biblioteca, animali da palcoscenico, introspettivi, esagitati, con i piercing o con la camicetta stirata.
Saranno professori, ma anche giardinieri o cuochi o baby sitter.
Saranno scappati da scuola a tredici anni oppure plurilaureati.
Scommetto che non ce ne sarà uno uguale all'altro, tra i miei assunti, ma la cosa bellissima sarà che non importerà a nessuno.
Perchè i miei assunti incanteranno gli studenti con Tolstoj o Jonathan Coe, Oscar Wilde o Joseph Roth, Garcia Marquez o Vargas Llosa, Rodari o Checov, Landsdale o Agatha Christie o Benni o Prèvert.
E sarà questo a renderli simili: proporre agli studenti un programma che non c'è, un viaggio nella lettura prima che nella letteratura.

Chi sa raccontare, sa ascoltare.
E' per questo che i miei narratori assunti saranno dei grandi professori di scrittura creativa: perchè ascolteranno, invece di insegnare, e ascoltando scriveranno, insieme ai ragazzi, tutte quelle storie che nella classe ci sono già.
Loro sapranno dove andarle a trovare.

martedì 23 settembre 2008

UN GIORNO ALLA SCUOLA MEDIA


Mi dice il Preside Confuso che hanno dovuto diminuire di due sezioni su sei il tempo prolungato perchè non c'erano richieste.
Nessuno vuole fermarsi dopo le 14, mi dice.
E lei come lo legge questo dato? chiede l'educatrice Sei minuti all'alba, che è molto più interlocutoria di me.
Evidentemente i genitori non ne hanno bisogno, al di là di quello che scrivono quegli imbecilli dei giornalisti, risponde il Preside Confuso. Evidentemente i genitori scelgono alternative extrascolastiche per i loro figli, e se le pagano.
Io chiedo: ma sono veramente i genitori, a scegliere?
Ah no, dice il Preside Confuso, questi genitori non scelgono più niente! Non sanno più imporsi! Sono i ragazzi che decidono!
E lei non trova normale - azzardo io - che un dodicenne decida di andare meno a scuola, piuttosto che andarci di più? Che spinga il padre ad iscriverlo a calcio e la mamma a dargli i soldi per la discoteca, piuttosto che stare a scuola a fare un laboratorio teatrale?

Ecco, mi ha dato ragione.
Mi ha detto Forse non è che non ce n'è bisogno, c'è che vengono fatte delle altre scelte.
Ma non è che me ne sono andata via soddisfatta, per questo.

Perchè innanzitutto magari ho torto anch'io.
E se anche ho ragione, cosa cambia?

Il dato è che questi insegnanti, questi direttori, non è che sono dei cretini globali.
Fanno il loro lavoro e spesso lo fanno bene.
Il Preside Confuso è si confuso, ma competente. E apprezzato.
Ma qui siamo di fronte ad una complessità ingestibile.
E lo dice Baumann, mica io dalla prospettiva ranocchio.

Qui c'è che le variabili sociali sono infinite, le risposte molteplici, e i calcoli astronomici. Ma ci tagliano le calcolatrici.

Altro che maestro unico.
Per analizzare questa incomprensibile società, dovremmo avere a disposizione equipe di pedagogisti, sociologi, psicologi, insegnanti, presidi. Ognuno con la sua variabile. Ognuno con la sua propria capacità ci calcolo.
Perchè è dall'intuizione di uno che nascono le idee, ma è dalle critiche di tanti che si elabora il cambiamento.

Un'opposizione forte al Maestro Unico ma anche, per favore, al Preside Solitario, al'Insegnante Abbandonato, allo Psicologo Autoreferenziale.
La solitudine educativa genera mostri sociali.

lunedì 8 settembre 2008

Da Il Manifesto, 5 settembre 2008


Il voto in condotta non è espressione della vera autorità che nella scuola può essere solo di ordine intellettuale ed esemplare.
Viviamo in un periodo segnato da una paura costitutiva cui vengono date risposte autoritarie, formali, insufficienti e chi le propone ha più paura di tutti.

(Daniel Pennac)